Fibra di cocco: le più comuni tipologie e le sue applicazioni

Fibra di cocco: le più comuni tipologie e le sue applicazioni

“Ho un bel mazzo di noci di cocco (Merv Griffin)”. Ecco come di solito mio padre conclude canticchiando, ogni volta che gli ricordo che dovrebbe coltivare nella fibra di cocco nella sua serra. Non sono sicuro che sia una questione di età, ma a volte convincere un adulto a coltivare in differenti substrati, che non siano la torba, è come cercare di convincere i terrapiattisti che la luna in realtà non è un ologramma gigante. Immagino sia già impostato con il suo modo di pensare, diversamente dalle nuova generazioni che hanno abbracciato la fibra di cocco come substrato alternativo per coltivare.

Di Nico Hill

Per lo meno, la fibra di cocco, assomiglia un po’ alla torba. Quindi questo potrebbe essere il primo passo per superare la diffidenza nel considerarla come alternativa al suolo. Naturalmente le altre differenze della fibra di cocco non sono così banali come quello appena citato, ma nemmeno così complicate da rendere la coltivazione in fibra di cocco una sfida preoccupante per la ¨vecchia scuola¨. La fibra di cocco è uno strumento fantastico da usare. Per ottenere il massimo da questo substrato è necessario capire tutte le sfumature che la rendono così utile, e come la si può usare al meglio a nostro vantaggio. Questa è essenzialmente la premessa di questo articolo. Abbiamo intenzione di svelare i principi della fibra di cocco utilizzata come substrato e analizzare a fondo le sue molte tipologie e applicazioni. Sapere è potere. Il sapere corretto ovviamente: altrimenti come accade, per esempio, con i terrapiattisti, il giusto atteggiamento mentale abbinato alle informazioni sbagliate può rivelare uno scenario totalmente differente dalla realtà.

Cocco puro

Il modo più semplice (e in realtà anche il più pratico) con cui usare la fibra di cocco è prenderla completamente pura e non trattata. La fibra di cocco ha le sue proprie e molto particolari proprietà fisiche, sia in termini di areazione/ritenzione idrica che di capacità a trattenere il nutriente o Capacità di Scambio Cationico (CSC). Mentre il fatto di abbinare altri materiali nella miscela può a volte avere effetti positivi per la coltivazione della pianta, ciò può a volte complicare eccessivamente i meccanismi interni del substrato fino al punto di impedire realmente qualsiasi miglioramento. Per iniziare a capire esattamente perché questo accade, innanzitutto abbiamo bisogno di guardare le singole parti dell’equazione piuttosto che focalizzarci sulla somma.

Tipologie di fibra di cocco pura

Attualmente disponibile presso qualsiasi rivenditore che si rispetti c’è una serie di diverse marche di fibra di cocco. Per riuscire ad effettuare un acquisto oculato bisogna capire la differenza tra le varie marche e quali di queste hanno maggiori probabilità di funzionare al meglio per la vostra specifica stanza di coltivazione e il vostro sistema di irrigazione. Esistono tre principali tipologie di fibra di cocco che vengono utilizzate dai diversi marchi in commercio e naturalmente ogni marchio ha la sua speciale ricetta. Si tratterà generalmente di una combinazione di:

Fibra di cocco: le più comuni tipologie e le sue applicazioni

Midollo/Polvere

È composto da finissime particelle di polvere, chiamate midollo, cioè la parte che resta dopo il processo di lavaggio e di tamponamento. Ha un’ottima capacità di ritenzione idrica ed è una base perfetta per far germogliare i semi. Comunque troppa polvere creerà un substrato troppo compatto e poco areato.

 

Fibra di cocco: le più comuni tipologie e le sue applicazioni

Grezzo

È composto da una pezzatura leggermente più grande e con vari filamenti fibrosi, questa tipologia di fibra di cocco fornisce un’eccellente fonte di sacche d’aria e perciò presenta buone capacità di drenaggio. L’azione naturale capillare dei filamenti fibrosi contribuisce a fornire anche una distribuzione più omogenea all´interno del vaso di coltivo.

 

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Truciolato

È composto da grandi trucioli grossolani e fili fibrosi. Questi forniscono una gran quantità di sacche d'aria e un fantastico livello di drenaggio. L'utilizzo esclusivo di questo tipo di substrato offre un'elevata efficienza e facilità di utilizzo paragonabile a quello di un substrato inerte come la lana di roccia, ma è viene ancora classificato come substrato organico.

Sfusa in sacchi, in lastre o pressata in blocchi?

Una volta determinato un giusto equilibrio delle tre tipologie di fibra di cocco, questo mix viene mescolato e imbustato per la vendita. Molto frequentemente si trovano in commercio sacchi da 50 litri, che dovrebbero essere preparati rigorosamente secondo le norme EN. I sacchi sfusi sono certamente i più facili da usare, ma quando si hanno una dozzina o più di sacchi da spostare, possono diventare un vero e proprio problema.

La fibra di cocco in lastre offre la possibilità di utilizzare la stessa tipologia di coltivo in cui si utilizza le lastre di roccia, ma con il vantaggio di usare un substrato organico. L’uso della fibra di cocco in lastre è sorprendentemente efficace ed è un’alternativa naturale alla lana di roccia. Tuttavia, se le strategie di irrigazione con questo tipologia di fibra di cocco dovessero risultare più complesse, e perciò scoraggiarne l’utilizzo, allora l´utilizzo nella forma ¨classica¨ rimane comunque sempre un buon compromesso.

La fibra di cocco pressata in blocco è facilissima da trasportare. Niente borse enormi e pesanti da portare in giro, solo un bel blocco compatto e leggero. In generale, i problemi che si riscontrano con i blocchi compressi è che normalmente sono composti da fibra di cocco scarsamente lavata/tamponata e quindi si deve impiegare un bel po' di tempo per ri-espanderla in maniera uniforme. Tuttavia, recentemente è possibile trovare fibra di cocco compressa in blocchi che ha esattamente la stessa qualità di quella che si trova nei classici sacchi da 50 litri; inoltre ci sono aziende che raccomandano metodi innovativi per una facile espansione del prodotto. E’ bene però accertarsi sempre di sceglierli da un´azienda affidabile.

Fibra di cocco: le più comuni tipologie e le sue applicazioni
Figura 1: Più la curva è in discesa, più facilmente le piante potranno accedere all’acqua immagazzinata!

Migliorare la fibra di cocco

I coltivatori vogliono sempre il prodotto migliore. Quando questo non è ancora disponibile sul mercato, le persone provano a sperimentare per poterselo creare da solo. Mentre i risultati che si ottengono con l'uso del cocco puro come substrato non possono essere messi in discussione, naturalmente ci sono situazioni in cui la modifica della miscela può dimostrarsi vantaggiosa in base a particolari circostanze in cui si trova a lavorare il coltivatore. Capire quello che si sta facendo alle proprietà del prodotto durante la miscelazione è la chiave per ottenere miglioramenti. Tenete sempre in considerazione che le modifiche che effettuerete alla vostra fibra di cocco influenzeranno di conseguenza le sue proprietà meccanicamente e/o chimicamente.

Modificare la fibra di cocco per alterare le sue proprietà meccaniche

Quando prodotti come la perlite, la vermiculite o le biglie di argilla sono aggiunti alla fibra di cocco, questi modificano principalmente il drenaggio e l'aerazione del substrato totale. Oltre alle naturali differenze di forma e dimensioni che influiscono su questo, ogni substrato ha la propria capacità di trattenere l'acqua. Nel grafico si possono vedere come si comportano i quattro substrati di coltivazioni più comunemente usati. L’asse Y rappresenta il volume dell’acqua mentre l'asse X la pressione a diverse altezze in cm. A mano a mano che la profondità aumenta anche la pressione aumenta e ogni substrato mantiene una proporzione diversa della sua intera capacità di ritenzione idrica. Essenzialmente questo mostra come ciascuno di questi substrati riesca a trattenere l'acqua; naturalmente il grafico può essere visto anche nella maniera inversa, ossia in che maniera cambia la loro capacità di far defluire l'acqua.

Osservando la linea blu, che rappresenta la lana di roccia, si può vedere come questa inizialmente abbia una maggiore capacità di trattenere l'acqua rispetto al cocco, ma che poi abbia una capacita di far defluire l'acqua in maniera più rapida. Invece se confrontiamo la torba (linea azzurra) con la fibra di cocco, si nota come quest´ultima abbia una capacità iniziale di tenuta dell'acqua molto più alta della torba e che faccia defluire l'acqua ad un tasso più veloce, per poi ottenere un risultato finale quasi simile. In generale la torba è il substrato che ha la maggiore capacita di ritenzione idrica.

Quindi, in primo luogo, si nota che quando alla fibra di cocco viene aggiunta perlite o palline d'argilla espansa, il vaso si asciuga in maniera più veloce e perciò, di conseguenza, sarà necessario un aumento della frequenza di irrigazione. Questo avviene perché si riduce la capacità di ritenzione idrica complessiva del vaso e anche perché si “diluisce” la fibra di cocco presente nel vaso, riducendo così la sua resistenza alla perdita d'acqua sotto pressioni crescenti. Quello che si vedrebbe sul grafico è un punto di partenza leggermente più in basso, con una leggera tendenza al calo a metà, fino ad arrivare alla parte finale in un punto leggermente inferiore.

Quando si compiono queste modiche, non si tratta quasi mai di modificare solo le proprietà meccaniche della fibra di cocco attraverso delle addizioni di perlite o argilla espansa, sopratutto con determinate marche di argilla espansa. Infatti molte tipologie di argilla espansa contengono alti tassi di sali che potrebbero danneggiare la naturale capacità di scambio cationico della fibra di cocco e in particolare il modo in cui è stata precedentemente tamponata. Assicuratevi di scegliere solo le materie prime più pulite quando vogliate apportare delle modifiche meccaniche alla vostra fibra di cocco.

Modificare la fibra di cocco per alterare le sue proprietà nutritive

Generalmente questa è l´operazione più problematica quando si lavora con la fibra di cocco. Come detto precedentemente, la fibra di cocco non non è un sostituto diretto di un substrato a base di torba e questo risulta ancora più evidente quando si tratta di aggiungerci fertilizzanti chimici o organici. Il principale fattore determinante è la capacità di scambio cationico (CSC) della fibra di cocco.

Non fatevi spaventare dai termini scientifici. In poche parole la CSC sarebbe la capacità totale di stoccaggio di nutrienti di un substrato. Invece tecnicamente sarebbe la misurazione delle quantità di siti carichi negativamente che un potenziale catione carico positivamente potrebbe assorbire. Di conseguenza più è alta la capacità di scambio cationico (CSC), più è alta la capacità potenziale di immagazzinamento dei nutrienti.

Sebbene la fibra di cocco abbia una CSC (capacità di scambio cationico) relativamente più alta rispetto alla torba, c’è poco di cui essere contenti. Ciò significa che se si ammenda la fibra di cocco con un fertilizzante chimico, la sua durata nel tempo potrebbe essere maggiore rispetto a quella a cui si è abituati con una miscela di torba. Con una CSC più bassa, come quella della torba, c'è una capacità inferiore di trattenere immediatamente tutti i cationi solubili che vengono così lavati via in quantità più elevata, ogni qualvolta che viene irrigato il terreno.

Fibra di cocco: le più comuni tipologie e le sue applicazioni
Figura 2: La fibra di cocco può essere
modificata con varie miscele.

Gli ammendanti organici potrebbero sembrare una via più allettante da percorrere, in quanto avendo un rilascio più lento di sostanze nutritive, queste non saranno espulse dalle fibre così velocemente come avviene con un fertilizzante chimico, ma non dobbiamo essere così frettolosi nel percorrere questa strada. Nel complesso le proprietà del substrato verranno alterate e a sua volta si creeranno ulteriori problemi.

Gli ammendanti organici avranno il loro proprio ed unico valore di pH, a volte alto, a volte basso. L'apporto di questa tipologia di ammendanti alla vostra fibra di cocco di conseguenza aumenterà o abbasserà il pH complessivo del vostro substrato, spesso a livelli deleteri. Ciò causerà notevoli oscillazioni del pH nella fibra di cocco che altrimenti non esisterebbero in una miscela di torba, grazie alla calce presente che ha una funzione di tampone naturale.

In secondo luogo, i nutrienti organici aggiunti alla fibra di cocco, oltre a non avere le stesse capacità di stoccaggio a lungo termine che anno nella torba, hanno un secondo svantaggio: non si potrà mai essere del tutto sicuri di ciò che esattamente viene rilasciato alla pianta e a quale ritmo. Questo potrebbe facilmente avere un effetto a catena sul tampone naturale della fibra di cocco, ossia il calcio, che a sua volta potrebbe influenzare negativamente la disponibilità complessiva di elementi nella soluzione nutritiva che si (cerca di fornire) fornisce alla pianta. Ad esempio la pianta potrebbe assorbire meno calcio e più potassio di quanto sia richiesto.

In terzo luogo, gli ammendanti organici dipendono fortemente dalla condizione di salute dei diversi microrganismi presenti nel substrato stesso. Alcune delle migliori fibra di cocco presenti sul mercato contengono il Trichoderma, ma fare affidamento esclusivamente su questo non sarà sufficiente a raggiungere degli ottimi risultati, quando si tratterà di effettuare un intero ciclo di coltivo basato su fertilizzanti a base organica: il risultato sarà un rilascio insufficiente e sporadico dei nutrienti, quindi non si saprà mai cosa avviene in realtà nel vaso.

Fibra di cocco: le più comuni tipologie e le sue applicazioni
Figura 3: La fibra di cocco è
disponibile in tutte le forme e
dimensioni, quella giusta per
te è una questione di scelta.

Usare la fibra di cocco come ammendante

Un’altra possibilità è quella di usare la stessa fibra di cocco come ammendante. Sebbene molti continuino a sostenere che la torba sia un substrato eco-sostenibile è sempre più comune trovare miscele di torbe che contengano anche un’alta percentuale di fibra di cocco. Con la fibra di cocco, se usata correttamente, si può fare un fantastico substrato a base di miscele di torba, naturalmente tenendo sempre in considerazione le diverse proprietà fisiche dei due materiali: normalmente non è presente più del 30% di fibra di cocco in questi substrati, che altrimenti avrebbe delle conseguenze sul funzionamento della miscela finale nel suo insieme. Allo stesso modo la fibra di cocco può essere usata con grande efficacia per migliorare diversi tipi di terreni poveri in ambiente aperto. Un terreno argilloso e compatto potrebbe trarre un enorme vantaggio dall’aggiunta di fibra di cocco. La fibra di cocco aiuterà a prevenire la compattazione e a raggiungere un livello molto più alto di aerazione e drenaggio in tutto il terreno.

È stupido complicare le cose

La fibra di cocco è già di per sé un fantastico substrato. La sua facilità d'uso e l'efficienza che ha non è seconda a nessun substrato di coltivo. Se scegli di modificare la tua fibra di cocco, probabilmente ti troverai di fronte a frequenti e mutevoli variazioni. Se in ogni caso volessi seguire questa strada, assicurati di prenderla con calma e fare un passo alla volta, analizzando di volta in volta i risultati ottenuti. Le tue piante ti ringrazieranno.

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